• Quotidiano d'informazione della Costa Sveva
Consapevolezza

Perché il futuro non è scritto

Un bivio su un sentiero di montagna illuminato dal sole del mattino, simbolo delle scelte che disegnano il futuro

Introduzione

C'è una domanda che mi viene rivolta più di ogni altra, in tanti anni di ascolto: "Ma allora, il futuro è già scritto?"

La pongono in modi diversi. C'è chi la fa con speranza, sperando che sì, che qualcosa di già deciso possa liberarli dal peso di scegliere. C'è chi la fa con paura, temendo che un destino fissato renda inutile ogni sforzo. E c'è chi la fa con curiosità semplice, la stessa con cui si guarda il cielo prima di un viaggio, chiedendosi se converrà partire.

La mia risposta, dopo anni di questo lavoro, è sempre la stessa, ed è più semplice di quanto sembri: no, il futuro non è scritto. Non lo è nelle carte, non lo è nelle stelle, non lo è in nessuno strumento che io conosca e utilizzi.

Quello che le carte possono fare — quello che io provo a fare insieme a loro — è mostrarti con più chiarezza dove ti trovi adesso. E da dove ti trovi adesso, ogni giorno, parte una scelta.

Il malinteso più comune

Molte persone arrivano da me pensando che il mio lavoro consista nel leggere un futuro già deciso, come se la vita fosse un film già girato e io avessi soltanto il compito di anticiparne le scene.

Capisco perché questa idea sia così diffusa. È rassicurante, in un certo senso: se tutto è già scritto, allora non siamo responsabili di ciò che ci accade. Possiamo appoggiarci a un destino, invece che alle nostre scelte.

Ma è anche un'idea che, a lungo andare, toglie energia. Se credo che il mio futuro sia già deciso, perché dovrei impegnarmi oggi? Perché dovrei scegliere con cura, riflettere prima di agire, cercare di capire meglio me stesso?

Il mio lavoro va nella direzione opposta. Le carte, per come le uso io, non fotografano un futuro immutabile. Fotografano una tendenza, una direzione che le cose stanno prendendo in base a come stanno oggi. E ciò che è oggi può cambiare, perché tu puoi cambiarlo.

Libero arbitrio non significa controllo assoluto

Voglio essere onesto su un punto, perché non credo nelle semplificazioni facili: dire che il futuro non è scritto non significa dire che abbiamo il controllo totale sulla nostra vita.

Ci sono cose che non scegliamo. Il corpo in cui nasciamo. La famiglia che ci accoglie. Gli eventi che ci accadono senza che li abbiamo cercati: una malattia, una perdita, un incontro inatteso. Su tutto questo, il libero arbitrio ha un potere limitato, e sarebbe disonesto sostenere il contrario.

Ma tra ciò che ci accade e ciò che diventiamo, c'è sempre uno spazio. Ed è in quello spazio che vive la nostra libertà.

Non possiamo scegliere ogni evento della nostra vita. Possiamo scegliere, quasi sempre, come starci dentro. Che significato dargli. Che direzione prendere, a partire da lì.

Questo è, per me, il vero campo del libero arbitrio: non l'assenza di limiti, ma la libertà di rispondere ai limiti in modi diversi.

Una storia che racconto spesso

Anni fa ho incontrato un uomo che aveva perso il lavoro dopo vent'anni nella stessa azienda. Era arrabbiato, spaventato, e in parte convinto che la sua vita fosse ormai "segnata" in negativo.

Abbiamo estratto una carta insieme. Mostrava una figura che attraversava un ponte sospeso, con il vuoto sotto e la nebbia intorno.

Gli ho chiesto cosa vedesse. Mi ha detto: "Vedo che non so cosa c'è dall'altra parte."

Gli ho chiesto se questo gli faceva paura o curiosità. Ci ha pensato a lungo. Poi ha detto, quasi sorpreso: "Entrambe le cose. Ma forse è la prima volta, in vent'anni, che posso scegliere dove va quel ponte."

La carta non gli ha detto che avrebbe trovato un nuovo lavoro, né quale. Gli ha semplicemente permesso di vedere che si trovava su una soglia, e che una soglia, per definizione, si può attraversare in più direzioni. La scelta restava sua. È rimasta sua.

Il peso e il dono della responsabilità

C'è un motivo per cui molte persone preferirebbero, in fondo, un futuro già scritto: la libertà comporta responsabilità, e la responsabilità può pesare.

Se il futuro non è deciso, allora le mie scelte contano. Se le mie scelte contano, allora sono anche responsabile — non colpevole, ma responsabile — di ciò che costruisco con la mia vita.

Questo pensiero può spaventare. Ma può anche liberare, se lo guardiamo da un'altra angolazione: se le mie scelte di oggi contribuiscono a disegnare il mio domani, allora ho un potere reale, per quanto piccolo, per quanto imperfetto. Non sono soltanto spettatore della mia vita. Ne sono, in parte, autore.

Non uso questa parola — responsabilità — come un peso da caricare sulle spalle di chi soffre. Non la userei mai per dire a qualcuno "è colpa tua" se attraversa un momento difficile. La uso, piuttosto, come una porta: hai più margine di quanto pensi, anche in situazioni che non hai scelto.

Un piccolo esercizio

Se in questo momento della tua vita ti senti bloccato, come se qualcosa fuori di te avesse già deciso come andrà a finire, prova questo piccolo esercizio.

Prendi un foglio, o semplicemente fermati a pensare. Scrivi, o immagina di scrivere, una situazione che senti "già decisa", immutabile.

Poi chiediti: in questa situazione, cosa NON posso scegliere? E, subito dopo: in questa stessa situazione, cosa POSSO ancora scegliere — anche una cosa piccola, anche solo un atteggiamento, un pensiero, una parola?

Spesso scopriamo che la parte che non possiamo controllare è più piccola di quanto sembrasse. E che la parte che possiamo ancora scegliere, per quanto minima, è il punto da cui si può ricominciare a camminare.

Che cosa cambia, sapendo questo

Se il futuro non è scritto, cambia molto, sia nel bene che nel male.

Cambia che non possiamo scaricare tutto su un destino esterno, comodo ma paralizzante. Cambia che ogni giorno è, in piccola parte, un giorno di scelta. Cambia che possiamo chiederci non solo "cosa mi accadrà", ma "cosa voglio costruire", "che direzione voglio dare a questo momento".

E cambia anche il modo in cui guardo il mio lavoro, e gli strumenti che uso. Le carte, per me, non sono mai un verdetto. Sono un invito a guardare più da vicino la situazione in cui ti trovi, per scegliere con più consapevolezza cosa farne.

Conclusione

Se sei arrivato fin qui, forse anche tu ti sei chiesto, almeno una volta, se il tuo futuro fosse già scritto da qualche parte, in attesa soltanto di essere scoperto.

Non credo che sia così. Credo che il futuro si scriva, giorno dopo giorno, nell'incontro tra ciò che ci accade e ciò che scegliamo di farne. Le carte, gli strumenti simbolici, possono aiutarti a vedere con più chiarezza il punto in cui ti trovi. Ma la penna resta sempre nelle tue mani.

Se senti il bisogno di un confronto più diretto su questo o altri temi, puoi trovare la vetrina di Daniel

E tu, in questo momento della tua vita, quale parte della tua storia senti ancora libera di essere scritta?