• Quotidiano d'informazione della Costa Sveva
Armonia

Capitolo 10, Io Sono, Noi Siamo: "Le lenticchie karmiche", Voci dalla Città della Nuova Luce di Renzo Samaritani Schneider

 


🔟 Le lenticchie karmiche

Il profumo arrivò prima ancora dell'alba.

Renzo aprì lentamente gli occhi.

Per qualche secondo credette di stare sognando.

No.

Era davvero odore di lenticchie.

Lenticchie alle cinque e quarantacinque del mattino.

Si voltò verso Massimiliano.

— Dimmi che sto ancora dormendo.

Massimiliano, senza nemmeno aprire gli occhi, rispose:

— Se qualcuno sta cucinando lenticchie a quest'ora, voglio continuare a dormire.

Kandy, acciambellata ai piedi del letto, sbadigliò con tutta la compostezza di una regina orientale.

Khloe, invece, era già alla finestra.

Annusava l'aria con l'entusiasmo di un'investigatrice.

Il mistero del giorno era cominciato.


Quando raggiunsero la cucina comune, trovarono una scena insolita.

Lucia era ferma con le mani sui fianchi.

Davanti a lei c'erano due enormi pentole.

In una bollivano lenticchie.

Nell'altra...

bollivano altre lenticchie.

Ma separate.

Assolutamente separate.

Renzo si fermò.

— Perché due pentole?

Lucia alzò gli occhi al cielo.

— Chiedilo a lui.

Indicò un giovane volontario seduto poco distante.

Avrà avuto poco più di trent'anni.

Capelli raccolti in uno chignon.

Barba curatissima.

Tunica color ocra.

Occhiali tondi.

Leggeva un grosso libro di ayurveda pieno di segnalibri.

Si chiamava Dev.

Era arrivato dall'India dopo alcuni anni trascorsi in un ashram del Kerala.

Parlava con voce dolcissima.

Sorrideva sempre.

Ed era convinto di sapere esattamente come funzionasse l'universo.

— Buongiorno — disse Renzo.

Dev chiuse lentamente il libro.

— Buongiorno.

— Lucia dice che è colpa tua.

— Non parlerei di colpa.

Parlerei di armonizzazione energetica.

Lucia sbuffò così forte che una ciocca di capelli le finì davanti agli occhi.

— Traduzione?

— Vuole due pentole.


La discussione cominciò pochi minuti dopo.

Dev si avvicinò al grande tavolo dove la colazione era già quasi pronta.

Indicò la prima pentola.

— Queste lenticchie sono state preparate senza cipolla.

Poi indicò la seconda.

— Queste invece...

con il soffritto.

Silenzio.

Renzo guardò Massimiliano.

Massimiliano guardò Renzo.

Entrambi aspettavano la spiegazione.

Che arrivò puntualmente.

— La cipolla altera la vibrazione sottile del cibo.

Lucia chiuse gli occhi.

Come chi sta cercando di non perdere la pazienza.

Dev continuava.

— Le lenticchie assorbono l'energia di chi le cucina.

Ma il soffritto con cipolla abbassa la frequenza mentale.

Lucia parlò finalmente.

— Tesoro...

ho cucinato per quarant'anni.

Nessuno si è mai reincarnato male per colpa della cipolla.

Qualche risata attraversò la cucina.

Dev rimase serissimo.

— Non è una questione di reincarnazione.

È una questione di karma alimentare.


Nel giro di pochi minuti tutta la comunità era stata coinvolta.

L'argomento del giorno diventò inevitabilmente:

La cipolla produce karma negativo?

Arianna intervenne subito.

— In effetti molte tradizioni spirituali evitano cipolla e aglio.

Un ragazzo napoletano alzò una mano.

— Scusate...

ma allora mia nonna è stata la persona più karmicamente pericolosa del pianeta.

Lucia scoppiò a ridere.

— Tua nonna avrebbe messo il soffritto pure nel tè.

Il ragazzo annuì.

— È vero.


L'ex professore torinese prese la parola con aria molto seria.

— Dal punto di vista storico...

Renzo sussurrò a Massimiliano:

— Adesso arriva una lezione di storia della cipolla.

Infatti arrivò.

— In alcune tradizioni yogiche gli alimenti vengono classificati come sattvici, rajasici e tamasici...

Dev annuiva soddisfatto.

— Esattamente.

L'anziano professore continuò.

— Tuttavia esistono interpretazioni differenti e non tutte le scuole concordano.

Dev rimase leggermente deluso.

Avrebbe preferito un sostegno più deciso.


Fu allora che arrivò Shivananda.

Si guardò attorno.

Due pentole.

Quaranta persone.

Una discussione filosofica.

L'odore delle lenticchie invadeva tutta la cucina.

Sorrise.

— Oggi di cosa parliamo?

Lucia rispose immediatamente.

— Del karma della cipolla.

Shivananda rimase in silenzio qualche secondo.

Poi scoppiò a ridere.

Una risata vera.

Contagiosa.

Così spontanea che, uno dopo l'altro, tutti iniziarono a ridere con lui.

Perfino Dev sorrise.

Quando il silenzio tornò, Shivananda prese un mestolo.

Assaggiò la prima pentola.

Poi la seconda.

Rimase qualche istante con gli occhi chiusi.

Come se stesse davvero meditando.

Infine disse:

— Ottime tutte e due.

Lucia gonfiò il petto.

Dev sembrava ancora in attesa del verdetto spirituale.

Shivananda lo guardò con affetto.

— Sai perché in molti ashram si evita la cipolla?

Dev annuì.

— Per mantenere la mente più limpida.

— Esatto.

Poi guardò Lucia.

— E sai perché molte nonne italiane la usano?

Lucia sorrise.

— Perché dà sapore.

Shivananda annuì.

— Esatto anche questo.

Silenzio.

— Vedete...

il problema non è mai la cipolla.

Le persone si guardarono.

— Il problema nasce quando trasformiamo uno strumento in un motivo per sentirci superiori agli altri.

Quelle parole caddero nella cucina con la leggerezza di una foglia.

Dev abbassò lentamente gli occhi.

Lucia smise di incrociare le braccia.

Shivananda continuò.

— Se una persona evita cipolla e aglio per vivere con maggiore consapevolezza, è una scelta rispettabile.

Guardò poi Lucia.

— Se un'altra cucina con amore per nutrire quaranta persone stanche dopo una giornata di lavoro, anche quello è un atto spirituale.

Renzo rimase in silenzio.

Quella risposta gli ricordava qualcosa.

Gli ricordava i suoi anni negli Hare Krishna, quando cipolla e aglio erano esclusi dalla cucina devozionale.

Ma gli ricordava anche tutte le discussioni infinite nate proprio da quelle regole.

Regole che, talvolta, avevano unito.

E altre volte...

diviso.


La sera, mentre il sole tramontava dietro gli ulivi, Renzo scrisse qualche riga sul suo taccuino.

"Le comunità non si rompono quasi mai sulle grandi idee.

Si incrinano nelle piccole certezze quotidiane.

Una cipolla.

Un turno di cucina.

Una campana all'alba.

Un gatto sull'altare.

È lì che impariamo se la nostra spiritualità è davvero capace di fare spazio all'altro."

Chiuse lentamente il quaderno.

Alzò gli occhi.

Davanti a lui Kandy e Khloe stavano mangiando insieme dalla stessa ciotola.

Una crocchetta ciascuna.

Senza discutere.

Senza filosofia.

Senza karma.

Renzo sorrise.

Forse i gatti, pensò, non avevano ancora scritto trattati sulla spiritualità.

Ed era proprio questo...

il loro piccolo, silenzioso vantaggio. 🌿🐈