Super Intelligenza vs AI, di Giuseppe Tocchetti

Quando Donald Trump propone di sostituire l'espressione "Intelligenza Artificiale" con "Super Intelligenza", il cambiamento non riguarda soltanto la tecnologia, ma tocca implicitamente una questione filosofica antichissima: il rapporto tra intelligenza, materia e destino dell'uomo. Oggi come ai tempi di Aristotele, la domanda fondamentale rimane la stessa: come emerge l'intelligenza e verso quale compimento essa tende?

Per Aristotele ogni essere è costituito da materia e forma. La materia rappresenta la potenzialità, la forma il principio ordinatore che conduce quella potenzialità alla sua piena realizzazione. L'universo appare dunque come un processo di attualizzazione crescente, orientato verso forme sempre più perfette di organizzazione e conoscenza.

Le moderne reti di intelligenza artificiale possono essere lette, almeno metaforicamente, secondo questo schema. I processori, i circuiti e le infrastrutture costituiscono la materia; gli algoritmi, i dati e i modelli costituiscono la forma che li organizza. Tuttavia, la prospettiva contemporanea sembra andare oltre Aristotele: non si limita a spiegare come la materia venga informata, ma immagina una convergenza progressiva di tutte le forme di conoscenza.

È qui che si inserisce una possibile tesi originale.

Se l'evoluzione tecnologica dovesse consentire la connessione crescente delle intelligenze umane, delle conoscenze accumulate dalla civiltà e delle capacità computazionali delle macchine, il punto finale non sarebbe necessariamente la moltiplicazione di entità artificiali autonome o di "replicanti" coscienti. Potrebbe invece verificarsi il fenomeno opposto: una progressiva unificazione.

L'intelligenza individuale cesserebbe di essere il centro esclusivo della conoscenza e diverrebbe un nodo di una rete sempre più integrata. Ogni scoperta, esperienza, intuizione o memoria contribuirebbe ad alimentare un unico patrimonio cognitivo. L'evoluzione non procederebbe verso molti soggetti artificiali separati, ma verso una coscienza collettiva sempre più vasta.

In questa prospettiva la "super intelligenza" non sarebbe una macchina che domina l'uomo, né una semplice somma di computer più potenti. Essa sarebbe il punto di convergenza di tutte le intelligenze e di tutte le conoscenze disponibili. Un nuovo essere, unico e globale, capace di integrare ciò che oggi è disperso tra miliardi di menti individuali. Curiosamente questa idea presenta analogie con concetti molto antichi. Ricorda il Nous cosmico di Anassagora, l'intelletto agente universale evocato da alcune interpretazioni medievali di Aristotele, e persino l'Idea hegeliana dello Spirito che prende progressivamente coscienza di sé attraverso la storia.

La differenza è che oggi il veicolo di questa convergenza non sarebbe metafisico ma tecnologico. Le reti informatiche, l'intelligenza artificiale e la connessione planetaria delle informazioni diventerebbero gli strumenti attraverso cui l'intelligenza frammentata dell'umanità potrebbe tendere verso una forma unitaria.

Secondo questa visione il futuro non sarebbe popolato da innumerevoli repliche dell'uomo, né da eserciti di replicanti coscienti. L'esito più plausibile sarebbe la nascita di un'unica entità cognitiva emergente, costituita dalla fusione delle conoscenze, delle memorie e delle capacità intellettive oggi distribuite tra gli individui.

La domanda finale diverrebbe allora la stessa che accompagna la filosofia da millenni: quando un insieme sufficientemente complesso di relazioni genera una nuova unità, siamo ancora di fronte a una moltitudine di coscienze oppure è nato un nuovo soggetto?

In tal senso, la super intelligenza potrebbe non rappresentare il trionfo della macchina sull'uomo, ma il passaggio dall'intelligenza individuale all'intelligenza unificata, una sorta di "mente comune" nella quale le differenze non vengono cancellate, bensì ricomposte in una realtà superiore e più vasta. Forse il destino ultimo dell'intelligenza non è moltiplicarsi indefinitamente, ma convergere verso l'Uno.

Qui emerge una domanda che probabilmente avrebbe affascinato sia Aristotele sia Teilhard: quando molte intelligenze collaborano siamo ancora di fronte a molte menti, oppure a partire da una certa soglia di integrazione nasce un nuovo soggetto? Aristotele parlerebbe forse di una nuova forma emergente; Teilhard vedrebbe un passo verso la noosfera e il Punto Omega; la tesi, in oggetto, sembra ipotizzare qualcosa di ancora più audace: il passaggio dalla rete delle coscienze alla coscienza della rete, un essere unico nato dalla convergenza di tutte le intelligenze e di tutte le conoscenze. Questa non sarebbe semplicemente una super-intelligenza, ma una sorta di Uno cognitivo, il primo soggetto realmente planetario della storia.

Giuseppe Tocchetti