• Quotidiano d'informazione della Costa Sveva
ArchiDesign

Il Cortile che Cura: le Case a Corte di Puglia tra Memoria Condivisa e Nuovi Fondi per il Recupero

Illustrazione di una casa a corte pugliese

Prima ancora di essere un'architettura, la casa a corte pugliese è un patto tra vicini. Nei centri storici di Trani, Bisceglie, Molfetta, e più giù fino al Salento, interi isolati si sono formati per accumulo lento: una famiglia costruiva una stanza addossata a quella di un'altra, il cortile restava in mezzo come uno spazio né privato né pubblico, dove si stendeva il bucato, si sgranavano i legumi, i bambini crescevano sotto lo sguardo di più madri contemporaneamente. Gli architetti la chiamano tipologia "a corte" o "a schiera con vicinato"; chi ci è cresciuto la chiama semplicemente casa.

Questa forma abitativa, figlia della civiltà contadina e delle esigenze climatiche del Mediterraneo, non nasce da un progetto a tavolino ma da un'evoluzione spontanea: la corte funzionava come un enorme pozzo d'ombra e ventilazione naturale, capace di mitigare l'afa estiva molto prima che esistesse l'aria condizionata, e allo stesso tempo da spazio sociale condiviso, cuore pulsante del vicinato. Le facciate cieche verso la strada e aperte verso l'interno rispondevano insieme a un bisogno di sicurezza e a un bisogno di comunità: dentro la corte tutto si vedeva e si sapeva, fuori ci si proteggeva dal caldo e dagli sguardi estranei.

Per decenni, questo patrimonio ha rischiato l'oblio. Lo spopolamento dei centri storici pugliesi, iniziato negli anni del boom edilizio verso le periferie, ha lasciato molte case a corte vuote, spesso frazionate tra troppi eredi per essere ristrutturate con facilità, altre volte semplicemente dimenticate dietro portoni chiusi. Camminando oggi tra i vicoli di Trani vecchia o del Borgo Antico di Bisceglie capita ancora di intravedere, attraverso un portone socchiuso, una corte inghiottita dalla vegetazione spontanea, un fico che spacca il selciato, una scala esterna in pietra consumata dai passi di generazioni.

Qualcosa, però, si sta muovendo. Il Ministero della Cultura ha destinato alla Regione Puglia risorse dedicate al recupero dell'architettura rurale e dei tessuti storici minori, con contributi a fondo perduto che possono raggiungere i 150.000 euro per intervento e un obiettivo dichiarato di oltre 375 interventi finanziati sul territorio regionale. È un segnale importante, perché sposta l'attenzione pubblica dalle sole masserie isolate, già oggetto da anni di un turismo di lusso ben rodato, verso il tessuto minuto dei centri storici: quelle case a corte che non hanno mai avuto la stessa visibilità mediatica ma che custodiscono, forse in modo ancora più autentico, la memoria collettiva delle città pugliesi.

Il recupero, quando è fatto bene, non significa museificazione. Diversi studi di architettura pugliesi stanno lavorando su un'idea di restauro che mantenga la corte come spazio vivo: non un giardino privato recintato, ma un luogo di soglia, capace ancora oggi di favorire l'incontro tra chi abita gli alloggi che vi si affacciano. Si interviene sulle coperture, spesso in falso cannone o a volta, con materiali e tecniche che rispettano la capacità isolante originaria; si recuperano i pozzi e le cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, oggi rivalutati in chiave di sostenibilità; si aprono nuove connessioni visive tra corte e vicoli, senza tradire la logica introversa che ha reso questi spazi climaticamente efficienti per secoli.

C'è anche una dimensione economica, oltre che culturale, in questo rinnovato interesse: il recupero delle case a corte sta lentamente diventando un'alternativa più accessibile, rispetto all'acquisto di una masseria isolata, per chi cerca casa nei centri storici salentini e baresi, con un mercato immobiliare che negli ultimi anni ha visto crescere la domanda proprio per queste tipologie, complice anche la possibilità di accedere a incentivi pubblici per la ristrutturazione. Non stupisce che diversi Comuni stiano rivedendo i propri piani di recupero dei centri storici includendo esplicitamente le case a corte tra le priorità, dopo anni in cui l'attenzione era quasi interamente rivolta alle masserie extraurbane.

Resta, sullo sfondo, una domanda che riguarda non solo l'architettura ma il senso stesso della vita di comunità: si può restaurare una corte senza restaurare anche le relazioni di vicinato che la rendevano viva? Gli architetti possono restituire pietre, intonaci a calce, coperture ventilate. Il resto — il bucato steso insieme, le sedie portate fuori la sera, i bambini che giocano sotto più sguardi — dipenderà da chi, domani, sceglierà di abitare di nuovo quegli spazi non come proprietari isolati ma come parte di un cortile condiviso.

Massimiliano Deliso

Disclaimer informativo: Testi e immagini possono, in alcuni casi, essere generati in parte o totalmente con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Per questo motivo, potrebbero essere presenti inesattezze, imprecisioni o errori, sia nei contenuti testuali sia nelle immagini. Le immagini, in particolare, potrebbero non rappresentare fedelmente i luoghi descritti, essere frutto di ricostruzioni immaginarie o non corrispondere alla realtà.
Il lettore viene quindi invitato a verificare sempre le informazioni attraverso ricerche autonome e fonti esterne, al fine di accertare la correttezza e la veridicità di quanto pubblicato.
Si specifica inoltre che Trani Italia News non si assume alcuna responsabilità per eventuali errori o inesattezze, in quanto il progetto è un hobby e un esperimento editoriale, un giornale sperimentale quasi interamente gestito da intelligenza artificiale, nato con finalità esplorative e divulgative, non professionali né commerciali.
Articolo generato da Trani Italia News - Orizzonte Comune