Quando le soluzioni viaggiano da Sud a Sud: la cooperazione che cambia il modo di pensare lo sviluppo

Il 12 settembre le Nazioni Unite celebrano la Giornata della cooperazione Sud-Sud. Nel 2026 il tema è “Solidarity Rising: Global Alliance for Inclusive and Innovative Development”. Dietro una formula diplomatica c’è un’idea molto concreta: i Paesi non devono soltanto ricevere modelli dall’alto, possono anche imparare gli uni dagli altri, scambiandosi soluzioni già sperimentate.

di Nadidja

Per decenni siamo stati abituati a immaginare lo sviluppo come una strada a senso unico.

Da una parte i Paesi considerati più ricchi, più industrializzati, più avanzati. Dall’altra quelli che avrebbero dovuto ricevere aiuti, tecnologie, competenze e modelli.

È una rappresentazione che oggi non basta più.

Sabato 12 settembre 2026, nella Giornata delle Nazioni Unite per la cooperazione Sud-Sud, il messaggio è esattamente questo: molte delle soluzioni più interessanti ai problemi contemporanei non arrivano necessariamente dal Nord del mondo verso il Sud. Sempre più spesso nascono in Africa, Asia, America Latina, Caraibi e altri contesti del cosiddetto Global South, per poi essere adattate e condivise tra Paesi che affrontano difficoltà simili.

Il tema scelto quest’anno dalle Nazioni Unite è “Solidarity Rising: Global Alliance for Inclusive and Innovative Development”, cioè una solidarietà che cresce attraverso un’alleanza globale per uno sviluppo inclusivo e innovativo.

Non è solo uno slogan.

È un cambio di prospettiva.

Non si tratta di “copiarsi”, ma di imparare

La cooperazione Sud-Sud funziona attraverso lo scambio di conoscenze, competenze, tecnologie, risorse ed esperienze tra Paesi in via di sviluppo.

Un sistema agricolo che ha funzionato in una regione soggetta alla siccità può essere studiato da un’altra regione con un clima simile. Un modello di sanità territoriale può essere adattato altrove. Una soluzione digitale per servizi pubblici o istruzione può essere condivisa con Paesi che affrontano problemi analoghi.

Le Nazioni Unite citano proprio settori come energia rinnovabile, innovazione digitale, salute pubblica, agricoltura sostenibile, preparazione ai disastri, istruzione e servizi pubblici.

Il punto non è riprodurre una soluzione in modo meccanico.

È chiedersi: questa esperienza può insegnarci qualcosa?

E forse è una domanda che dovremmo usare più spesso anche nelle nostre città.

Il Global South non è un blocco unico

Quando diciamo “Sud globale” rischiamo di immaginare una categoria omogenea. Non lo è affatto.

Dentro questa espressione entrano Paesi con economie, culture, sistemi politici, religioni, dimensioni territoriali e storie profondamente differenti.

Le Nazioni Unite ricordano che il Global South comprende oltre cento Paesi e la grande maggioranza della popolazione mondiale.

Questo significa che non stiamo parlando di una periferia marginale del pianeta.

Stiamo parlando di una parte enorme dell’umanità.

Ed è proprio questa diversità a rendere interessante lo scambio: problemi simili possono produrre soluzioni differenti, e soluzioni differenti possono essere messe a confronto.

Una nuova alleanza lanciata proprio in questi giorni

L’edizione 2026 della Giornata coincide con il lancio della Global Alliance for South-South and Triangular Cooperation, una piattaforma facilitata dalle Nazioni Unite per collegare Paesi che cercano soluzioni con partner in grado di offrire competenze, esperienza, tecnologia e sostegno.

La parola “triangular” aggiunge un elemento importante.

La cooperazione Sud-Sud non deve sostituire quella tra Nord e Sud. Le Nazioni Unite insistono sul fatto che le due forme devono essere complementari.

Nella cooperazione triangolare, due o più Paesi del Sud possono lavorare insieme con il sostegno di un Paese sviluppato, di un’organizzazione multilaterale, di un’università, di una banca di sviluppo o di altri soggetti.

Il principio dovrebbe essere semplice: chi ha trovato una soluzione utile può condividerla, chi può sostenerne l’ampliamento può contribuire, e chi la riceve deve poterla adattare alla propria realtà.

Solidarietà non significa beneficenza

Forse la parola più importante della giornata è proprio solidarietà.

Non nel senso paternalistico di chi “aiuta i più deboli”, ma nel senso di chi riconosce che problemi complessi richiedono cooperazione tra pari.

Crisi climatica, migrazioni, emergenze sanitarie, accesso all’acqua, intelligenza artificiale, sicurezza alimentare, povertà energetica: nessuno di questi temi si ferma ai confini nazionali.

E nessun Paese possiede da solo tutte le risposte.

L’idea della cooperazione Sud-Sud mette quindi in discussione una vecchia abitudine: pensare che il sapere valido debba sempre arrivare dai luoghi economicamente più potenti.

A volte un villaggio, una città, una regione o un piccolo Stato possono avere elaborato una risposta molto più adatta a un determinato problema di quanto non abbia fatto una grande potenza.

Le soluzioni possono viaggiare

Un approfondimento pubblicato l’11 settembre dal sistema delle Nazioni Unite usa un’espressione molto efficace: “How Solutions Travel”, come viaggiano le soluzioni.

È un’immagine semplice.

Una buona idea nasce in un luogo, viene sperimentata, migliorata, adattata. Poi attraversa un confine.

Ma non viaggia come una merce chiusa in una scatola.

Viaggia insieme alle persone che l’hanno sperimentata, alle conoscenze accumulate, agli errori commessi, ai dati raccolti.

E quando arriva altrove deve essere reinterpretata.

È esattamente così che dovrebbe funzionare anche la politica pubblica: meno ossessione per “inventare sempre qualcosa di nuovo”, più capacità di osservare ciò che altrove ha funzionato davvero.

E noi, nelle nostre città?

Una giornata delle Nazioni Unite può sembrare lontanissima dalla vita quotidiana di Trani.

In realtà il principio è sorprendentemente vicino.

Una città può imparare da un’altra città.

Un’associazione può adottare un metodo sperimentato altrove.

Un Comune può osservare come altri territori hanno gestito il verde urbano, le piste ciclabili, la mobilità scolastica, la raccolta dei rifiuti, l’inclusione delle persone con disabilità, la rigenerazione di spazi abbandonati.

Persino un piccolo progetto culturale può crescere mettendosi in rete con esperienze simili.

La cooperazione, in fondo, comincia molto prima della diplomazia internazionale.

Comincia quando smettiamo di pensare che imparare dagli altri significhi ammettere una debolezza.

Uno sviluppo che non lascia indietro le differenze

La parola “inclusivo” nel tema 2026 non dovrebbe diventare una decorazione linguistica.

Uno sviluppo realmente inclusivo deve chiedersi chi rischia di restare fuori.

Le donne. Le persone con disabilità. Le minoranze. Le comunità rurali. Le persone migranti. Chi vive in aree colpite da conflitti o disastri. Chi non ha accesso alla tecnologia o alla formazione.

La cooperazione internazionale ha senso solo se le soluzioni condivise migliorano concretamente la vita delle persone, non se producono soltanto nuovi documenti o nuove conferenze.

E questo vale anche su scala locale.

Ogni progetto pubblico dovrebbe contenere la stessa domanda: chi può beneficiarne e chi rischia di essere escluso?

La lezione del 12 settembre

La Giornata della cooperazione Sud-Sud non chiede di idealizzare nessun Paese e nessun modello.

Chiede qualcosa di più interessante: riconoscere che il sapere è distribuito.

Non esiste un’unica direzione dalla quale possono arrivare le idee migliori.

Una soluzione può nascere a Nairobi, Manila, Bogotá, Delhi, Dakar, Brasilia o in una piccola comunità che nessuno conosce ancora.

Può funzionare lì, essere trasformata altrove e tornare indietro migliorata.

Forse è questa la forma più moderna di solidarietà: non dare per scontato chi insegna e chi impara.

Oggi, in un tempo nel quale il linguaggio pubblico è spesso dominato da divisioni, competizioni e contrapposizioni, l’idea che una soluzione nata in un Paese possa migliorare la vita delle persone in un altro ha qualcosa di profondamente concreto e, insieme, profondamente umano.

Le buone idee non hanno bisogno di passaporto.

Hanno bisogno di qualcuno disposto a condividerle.

Fonti

Nazioni Unite, United Nations Day for South-South Cooperation 2026: https://www.un.org/en/node/88797

United Nations Sustainable Development Group, “South-South Cooperation: How Solutions Travel”, 11 settembre 2026: https://unsdg.un.org/latest/stories/south-south-cooperation-how-solutions-travel

Messaggio del Segretario Generale ONU per la Giornata della cooperazione Sud-Sud 2026: https://bahrain.un.org/en/322311-secretary-general-message-occasion-united-nations-day-south-south-cooperation-2026

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