Primo soccorso è cittadinanza: oggi la Giornata mondiale ci ricorda che nessuno dovrebbe restare solo nell’emergenza

Sabato 12 settembre 2026 si celebra il World First Aid Day. Il tema scelto dalla Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa mette al centro chi è “in movimento”, ma il messaggio riguarda tutti: saper riconoscere un’emergenza, chiamare correttamente i soccorsi e imparare poche competenze essenziali è una forma concreta di responsabilità collettiva.

di Nadidja

Ci sono gesti che sembrano piccoli finché non arriva il momento in cui diventano enormi.

Sapere che numero chiamare. Restare accanto a una persona in difficoltà. Riconoscere che una situazione non può aspettare. Seguire con calma le indicazioni di un operatore. Avere imparato, magari mesi prima durante un corso, come comportarsi mentre arrivano i soccorsi.

Oggi, sabato 12 settembre 2026, è la Giornata mondiale del primo soccorso, il World First Aid Day, che si celebra ogni anno il secondo sabato di settembre su iniziativa della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Il tema scelto per il 2026 è “On the move, but not alone”, “In movimento, ma non soli”. L’attenzione internazionale è rivolta in particolare alle persone migranti, sfollate o in viaggio, che durante un’emergenza possono incontrare ostacoli aggiuntivi: barriere linguistiche, difficoltà di accesso ai servizi, assenza di reti familiari o sociali, paura di chiedere aiuto.

Ma dentro quella frase c’è un principio che riguarda una città intera, anche una città come Trani: nessuno dovrebbe trovarsi solo nel momento in cui ha bisogno di soccorso.

Il primo soccorso non comincia con un gesto spettacolare

Quando si parla di primo soccorso, l’immaginario corre subito alle manovre salvavita, alla rianimazione cardiopolmonare, al defibrillatore.

Sono competenze fondamentali, che devono essere apprese attraverso percorsi formativi seri e aggiornati. Ma il primo anello della catena dell’aiuto è spesso molto più semplice: accorgersi che qualcosa non va e attivare correttamente il sistema di emergenza.

In Puglia il riferimento è il Numero Unico Europeo di Emergenza 112, attivo per richieste urgenti relative a forze dell’ordine, Vigili del Fuoco, emergenza sanitaria ed emergenza in mare.

La Regione Puglia ricorda che la chiamata è gratuita da rete fissa o mobile e può essere effettuata anche da un telefono senza SIM, bloccato o privo di credito. L’operatore della Centrale Unica di Risposta localizza l’emergenza, ne identifica la tipologia e inoltra la chiamata alla centrale competente.

È disponibile anche l’app Where Are U, che può trasmettere automaticamente la posizione del chiamante alla centrale 112. Il sistema prevede inoltre strumenti utili per chi non può parlare e servizi di supporto linguistico per chi non conosce l’italiano.

Questo dettaglio è particolarmente importante proprio oggi.

Perché l’accessibilità del soccorso non riguarda soltanto la distanza geografica. Riguarda anche la lingua, la disabilità, l’età, la capacità di comunicare e la possibilità concreta di spiegare ciò che sta accadendo.

“In movimento, ma non soli”

La Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa racconta che in molti Paesi i cosiddetti Humanitarian Service Points offrono assistenza, orientamento e primo soccorso alle persone in movimento, indipendentemente dal loro status.

Il tema del 2026 richiama dunque una dimensione umanitaria molto precisa: chi viaggia, fugge da una crisi, attraversa un confine o vive una condizione di precarietà non perde per questo il diritto a essere assistito.

Il principio è semplice e potentissimo: l’emergenza non chiede il passaporto.

Non dovrebbe interessare da dove viene una persona, quale lingua parla, quale religione professa, se è ricca o povera, giovane o anziana. Davanti a un malore, a una caduta, a un incidente, l’unica domanda sensata è: che cosa possiamo fare, in sicurezza, fino all’arrivo di chi è formato per intervenire?

È una delle forme più essenziali di umanità condivisa.

Sapere cosa fare significa soprattutto sapere cosa non improvvisare

Uno degli equivoci più pericolosi sul primo soccorso è pensare che basti “avere buona volontà”.

La buona volontà conta, ma deve essere accompagnata da informazioni corrette e, per le manovre specifiche, da una formazione adeguata.

I corsi rivolti alla popolazione insegnano proprio questo: riconoscere un’emergenza, proteggere se stessi e la persona coinvolta, attivare i soccorsi, seguire protocolli semplici e usare in modo appropriato strumenti come il defibrillatore semiautomatico esterno quando previsto.

Croce Rossa Italiana, attraverso numerosi comitati territoriali, organizza percorsi di primo soccorso, BLS, BLSD e manovre salvavita destinati anche a cittadini non sanitari.

Il punto non è trasformare tutti in soccorritori professionisti.

È evitare che, nei minuti che precedono l’arrivo dell’ambulanza o degli altri servizi di emergenza, ci sia soltanto panico.

Una competenza che dovrebbe entrare nella vita quotidiana

Impariamo a guidare, a usare uno smartphone, a compilare moduli, a fare acquisti online. Eppure molte persone arrivano all’età adulta senza aver mai frequentato neppure una breve lezione di primo soccorso.

Forse dovremmo cominciare a considerarlo parte della normale educazione civica.

Nelle scuole, nelle associazioni, nei luoghi di lavoro, nelle società sportive, nei condomini e nei centri culturali, la diffusione di competenze di base può rendere le comunità più preparate.

Non perché l’emergenza debba diventare un’ossessione, ma per il motivo opposto: la preparazione riduce l’impotenza.

Sapere che esiste una procedura da seguire aiuta a non perdere secondi preziosi e a non prendere iniziative casuali.

Trani, il mare e una città che sa aiutare

Una città costiera come Trani vive quotidianamente situazioni molto diverse: residenti, turisti, persone anziane, famiglie, bambini, lavoratori, ciclisti, bagnanti, persone con disabilità, cittadini stranieri.

In estate e nei fine settimana il numero di persone negli spazi pubblici cresce ancora.

Questo rende particolarmente interessante immaginare il primo soccorso non solo come materia da addetti ai lavori, ma come patrimonio diffuso della comunità.

Conoscere il 112. Sapere che esiste Where Are U. Individuare dove sono presenti i defibrillatori negli spazi che frequentiamo. Partecipare a un corso. Chiedere alle associazioni del territorio se organizzano incontri informativi. Inserire momenti di formazione negli eventi pubblici e nei programmi scolastici.

Sono tutte azioni semplici, ma costruiscono una cultura della sicurezza molto più efficace di una generica raccomandazione a “stare attenti”.

Anche il linguaggio può essere primo soccorso

C’è poi un aspetto meno evidente.

La Federazione Internazionale include nel suo lavoro anche il primo soccorso psicologico, cioè quella prima forma di ascolto e orientamento che può essere utile dopo eventi traumatici o situazioni di forte stress, senza confonderla naturalmente con il lavoro dei professionisti della salute mentale.

A volte aiutare significa anche parlare con calma, non lasciare una persona sola, evitare di aumentare il panico, cercare qualcuno di competente.

Perfino il modo in cui comunichiamo può diventare parte della risposta a un’emergenza.

La lezione di oggi: prepararsi prima

La Giornata mondiale del primo soccorso dura ventiquattro ore. Le competenze che vuole diffondere servono invece tutto l’anno.

Il messaggio più utile non è imparare una manovra da un articolo su internet. Sarebbe il contrario di ciò che questa giornata dovrebbe insegnare.

Il messaggio è formarsi prima che serva.

Cercare un corso qualificato. Imparare direttamente da istruttori competenti. Aggiornarsi. Salvare sul telefono il riferimento del NUE 112. Conoscere gli strumenti disponibili sul proprio territorio.

E soprattutto ricordare che il primo soccorso non è soltanto una tecnica.

È un’idea di società.

Una società nella quale, quando qualcuno cade, si sente male, si spaventa o non riesce a chiedere aiuto da solo, gli altri non si voltano dall’altra parte.

“In movimento, ma non soli”, dice il tema internazionale del 2026.

Potremmo tradurlo, nella vita quotidiana delle nostre città, con una frase ancora più semplice:

se succede qualcosa, qualcuno saprà almeno da dove cominciare.

Fonti

Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, World First Aid Day 2026: On the move, but not alone: https://www.ifrc.org/article/world-first-aid-day-2026-move-not-alone

IFRC, pagina dedicata al primo soccorso e alla Giornata mondiale: https://www.ifrc.org/our-work/health-and-care/first-aid

Regione Puglia, Numero Unico Europeo di Emergenza 112: https://www.regione.puglia.it/it/web/dpc-gestione-emergenze/numero-unico-delle-emergenze

Ministero della Salute, 112, 118 e pronto soccorso: https://www.salute.gov.it/new/it/tema/112-118-e-pronto-soccorso/il-numero-118-e-il-numero-di-emergenza-unico-europeo-112/

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