Uno screenshot circolato online mette in fila solitudine, partner, figli, colleghi, animali, sconosciuti in rete e perfino chatbot. I numeri colpiscono, ma prima di trasformarli in una fotografia della società bisogna distinguere ciò che sappiamo da ciò che il grafico non dimostra.
di Nadidja
Uno screenshot può bastare a fermarci per qualche minuto.
Quello che abbiamo osservato mostra un grafico intitolato “Who We Spend Time With — 2026”. Le barre sono colorate, i numeri molto precisi e il messaggio sembra immediato: passeremmo 465,60 minuti al giorno da soli, 308,33 minuti con i figli, 292 con i colleghi, 205,33 con sconosciuti online, 169,17 con il partner, 130,67 con cani e gatti, 107 con “colleghi virtuali”, 92,44 con amici online, 72 con altri pendolari, 65,28 con baby-sitter o tutor, 57 con chatbot di intelligenza artificiale e appena 51,60 minuti con gli amici.
Il confronto che inevitabilmente cattura l’occhio è proprio l’ultimo: davvero nel 2026 trascorriamo più tempo con un chatbot che con i nostri amici?
È una domanda formidabile. Ma non è ancora una conclusione scientifica.
Il primo problema: da dove arrivano quei numeri?Il grafico richiama, per impostazione, un filone di dati reale e molto interessante: quello dell’American Time Use Survey, l’indagine del Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti che studia come le persone impiegano le proprie giornate.
Anche Our World in Data utilizza quei dati per raccontare con chi gli americani trascorrono il proprio tempo nelle diverse età della vita.
Qui però arriva la prima cautela necessaria.
Nei grafici ufficiali e documentati di Our World in Data le categorie sono, per esempio, amici, partner, figli, familiari, colleghi e tempo trascorso da soli. Le visualizzazioni più recenti si basano su dati dell’American Time Use Survey raccolti negli Stati Uniti tra il 2010 e il 2024.
Categorie come “AI Chatbots”, “Virtual Coworkers” e “Online Strangers”, invece, non compaiono in quel grafico ufficiale come se fossero una semplice estensione certificata al 2026.
Per questo i valori dello screenshot non possono essere presentati, senza una fonte metodologica precisa, come dati ufficiali del 2026.
Però una parte della storia è vera — ed è già sorprendenteIl fenomeno della crescita del tempo trascorso da soli è documentato.
Our World in Data, analizzando i dati statunitensi, ha evidenziato nel 2025 che i giovani tra 15 e 29 anni trascorrevano nel 2023 circa il 45% di tempo in più da soli rispetto al 2010. In termini assoluti, la stima passava da circa quattro ore al giorno nel 2010 a circa sei ore nel 2023.
C’è però una precisazione fondamentale: per l’American Time Use Survey “essere soli” significa non avere un’altra persona fisicamente presente.
Una persona può quindi essere classificata come sola mentre telefona, partecipa a una videochiamata, scambia messaggi o interagisce online.
Ed è proprio qui che il grafico, pur non essendo una fonte affidabile per i numeri che propone, finisce per toccare involontariamente una questione molto reale.
Oggi possiamo essere soli e insieme nello stesso momentoPer decenni abbiamo immaginato la solitudine e la compagnia come due condizioni opposte.
O si era soli oppure si era con qualcuno.
La vita digitale ha reso questa distinzione molto meno netta.
Possiamo cenare da soli parlando in video con un familiare. Possiamo lavorare da casa interagendo per ore con colleghi che si trovano a centinaia di chilometri. Possiamo essere fisicamente soli sul divano mentre conversiamo con persone che non abbiamo mai incontrato. E possiamo aprire un chatbot e iniziare uno scambio che, almeno dal punto di vista del tempo impiegato e dell’attenzione, occupa uno spazio reale nella nostra giornata.
Questo non significa che tutte queste relazioni siano equivalenti.
Una conversazione con un’intelligenza artificiale non è un’amicizia. Un contatto sui social non è automaticamente una relazione intima. Una presenza digitale può essere preziosa, superficiale, utile, invadente o semplicemente funzionale a seconda del contesto.
Ma significa che la vecchia domanda “Con chi trascorri il tuo tempo?” sta diventando più complicata.
E quei minuti non vanno semplicemente sommatiC’è un altro particolare importante.
Nei dati di Our World in Data le categorie di relazione possono sovrapporsi: se una persona partecipa a un’attività insieme al partner e agli amici, quello stesso intervallo di tempo può contribuire a più categorie.
Lo stesso ragionamento è ancora più evidente quando entrano in scena attività digitali.
Si può essere fisicamente soli e contemporaneamente parlare con un amico online. Si può lavorare con colleghi collegati da remoto mentre si è soli in casa.
Di conseguenza non avrebbe senso prendere tutte le barre dello screenshot e sommarle come se dividessero le 24 ore della giornata in compartimenti stagni.
La precisione al centesimo di minuto, anzi, dovrebbe renderci ancora più prudenti: un numero molto preciso non è necessariamente un numero molto affidabile.
Stare soli non significa necessariamente sentirsi soliAnche questa distinzione è decisiva.
Our World in Data ricorda che il tempo trascorso da soli e la solitudine percepita non sono la stessa cosa. Una persona può vivere bene molte ore in autonomia, mentre un’altra può sentirsi sola anche in mezzo ad altre persone.
Per capire il benessere sociale non basta quindi contare i minuti.
Conta la qualità delle relazioni. Conta se ci sentiamo ascoltati. Conta se possiamo chiedere aiuto. Conta la reciprocità. Conta la libertà di scegliere quando stare soli e quando cercare compagnia.
Una serata trascorsa serenamente con un libro non è un problema sociale. Ore di isolamento non desiderato possono invece diventarlo.
E l’intelligenza artificiale?È probabilmente il punto più interessante per il presente.
L’intelligenza artificiale sta entrando nel lavoro, nello studio, nell’organizzazione quotidiana e nella conversazione. Per molte persone un chatbot è già qualcosa che si consulta più volte durante la giornata: per cercare un’informazione, scrivere un testo, tradurre, ragionare su un problema o semplicemente fare una domanda.
Che in futuro il tempo trascorso interagendo con sistemi di AI diventi statisticamente rilevante è dunque plausibile.
Ma è molto diverso dal poter affermare oggi, sulla base di uno screenshot privo di metodologia verificabile, che “passiamo più tempo con l’AI che con gli amici”.
La frase è efficace. Il dato, così presentato, non è dimostrato.
La domanda giusta è forse un’altraLo screenshot vale comunque la pena di essere guardato perché ci costringe a porci una domanda più profonda del semplice fact-checking:
che cosa significa ormai “stare con qualcuno”?
Una telefonata conta? Una chat quotidiana con una persona che vive lontano? Una videochiamata? Un gruppo di lavoro online? Una community nella quale non abbiamo mai incontrato nessuno di persona? Una conversazione con un’intelligenza artificiale?
La risposta non può essere soltanto tecnologica.
È una domanda sulle relazioni umane.
Il futuro probabilmente non sarà diviso tra “vita vera” e “vita digitale”. Le due dimensioni sono già intrecciate. La sfida sarà capire quali relazioni ci nutrono, quali ci impoveriscono e quali strumenti ci aiutano davvero a vivere meglio.
Forse è questo il dato più interessante che quel grafico, anche senza poter certificare i suoi numeri, riesce comunque a mostrarci.
Non che nel 2026 abbiamo definitivamente sostituito gli amici con le macchine.
Ma che la geografia della nostra compagnia sta cambiando.
E per misurarla, ormai, non basta più guardare chi siede nella stessa stanza.
Fonti consultate- U.S. Bureau of Labor Statistics, American Time Use Survey: https://www.bls.gov/tus/
- Our World in Data, Who do Americans spend time with over their lives?: https://ourworldindata.org/who-do-americans-spend-time-with-over-their-lives
- Our World in Data, Young Americans spend much more time alone than they did fifteen years ago: https://ourworldindata.org/data-insights/young-americans-spend-much-more-time-alone-than-they-did-fifteen-years-ago
Nota editoriale: i valori mostrati nello screenshot da cui nasce questa riflessione vengono riportati come contenuto del grafico, non come statistiche validate da TranItalia News. Non avendo individuato nello screenshot una fonte e una metodologia verificabili per le categorie digitali e AI, non li presentiamo come dati ufficiali.

