Dal basilico al peperoncino: il balcone mediterraneo come piccolo rifugio di biodiversità

Anche pochi vasi, se curati con attenzione, possono trasformare terrazzi e finestre in minuscoli corridoi verdi tra case, strade e mare.

Di Renzo Samaritani Schneider e Massimiliano Deliso

A settembre il verde domestico cambia voce. Il basilico non ha più l'impeto di giugno, le giornate cominciano lentamente ad accorciarsi e alcune piante sembrano prepararsi a lasciare spazio alla stagione successiva. Poi, quasi per contraddire il calendario, da un vaso può spuntare qualcosa di nuovo: una piantina di peperoncino, un germoglio inatteso, un fiore che nessuno aveva programmato.

È uno dei piccoli paradossi del Mediterraneo: mentre l'estate sembra ritirarsi, balconi e terrazzi continuano a essere luoghi vivi.

Non servono grandi giardini per accorgersene. Basta osservare un vaso di basilico, una pianta aromatica lasciata fiorire, qualche fiore stagionale. Arriva un'ape, si posa una farfalla, compare una coccinella. Per pochi secondi quello spazio privato smette di essere soltanto una parte della casa e diventa un frammento di ecosistema urbano.

UN BALCONE NON È UN PARCO, MA PUÒ FARE LA SUA PARTE

La biodiversità urbana non vive soltanto nei grandi parchi. Anche giardini privati e balconi possono offrire rifugio agli impollinatori e ad altri insetti utili. Il rapporto tra piante e impollinatori ci ricorda che anche il verde urbano, se curato con attenzione, può partecipare alla rete della biodiversità.

Naturalmente non bisogna trasformare un vaso di basilico in una foresta simbolica. Il punto è un altro: migliaia di piccoli spazi verdi, sommati tra loro, possono contribuire a creare una rete diffusa dentro le città.

Una finestra con due piante non risolve la crisi climatica. Un terrazzo non sostituisce un albero. Ma può diventare una piccola sosta per un insetto, una fonte di nettare, un luogo meno ostile dentro una distesa di cemento.

IL BASILICO CHE CAMBIA FUNZIONE

Siamo abituati a pensare al basilico soprattutto come ingrediente. Lo compriamo, lo coltiviamo, ne raccogliamo le foglie e, quando comincia a fiorire, spesso interveniamo subito per prolungare la produzione.

Ma basta lasciare almeno qualche infiorescenza perché la pianta mostri un'altra identità. Non è più soltanto qualcosa che serve a noi: diventa anche una presenza nel piccolo paesaggio del balcone.

È una lezione semplice, quasi domestica: una pianta non esiste esclusivamente per essere raccolta.

Lo stesso vale per il peperoncino. Prima ancora dei frutti arrivano le foglie, i rami, poi i fiori. Coltivarlo significa seguire un processo, non semplicemente aspettare il raccolto. E proprio questo tempo dell'attesa restituisce al giardinaggio domestico una dimensione che nelle città rischiamo di perdere: quella della lentezza.

CINQUE GESTI PICCOLI, SENZA TRASFORMARSI IN BOTANICI

Per rendere un balcone un po' più ospitale alla biodiversità non servono attrezzature speciali.

Si può partire scegliendo piante diverse, possibilmente con fioriture distribuite in momenti differenti dell'anno. Si possono privilegiare, quando adatte allo spazio e al clima, specie mediterranee e locali. Si possono evitare trattamenti insetticidi indiscriminati, soprattutto quando la pianta è in fiore. Si può lasciare qualche angolo meno perfetto, perché la natura raramente ama l'ossessione per l'ordine. E soprattutto si può osservare prima di intervenire.

Quest'ultimo gesto è forse il più importante.

Una foglia rosicchiata non significa necessariamente che la pianta stia morendo. Un insetto non è automaticamente un nemico. Una pianta che cambia aspetto non ha sempre bisogno di essere sostituita.

Coltivare significa anche imparare a distinguere.

IL VERDE COME EDUCAZIONE QUOTIDIANA

C'è poi un aspetto che riguarda noi esseri umani.

Avere davanti agli occhi qualcosa che cresce modifica il modo in cui percepiamo il tempo. Le piante non rispondono alle notifiche, non accelerano perché abbiamo fretta, non producono risultati immediati perché abbiamo deciso che oggi è il giorno giusto.

Hanno tempi propri.

In una società che misura quasi tutto in velocità, questo può diventare perfino un piccolo esercizio di educazione interiore.

Si annaffia, si aspetta. Si guarda una foglia nuova. Si scopre che durante la notte un ramo si è allungato. Si vede comparire il primo fiore. Poi magari arriva un temporale e bisogna ricominciare da capo.

Non è molto diverso da ciò che accade nelle relazioni, nei progetti, nelle città.

TRANI, IL MARE E I PICCOLI CORRIDOI VERDI

In una città mediterranea come Trani il rapporto tra pietra, sole, vento e vegetazione è particolarmente evidente. Il bianco delle facciate, i balconi, le terrazze e il mare formano un paesaggio nel quale anche un singolo vaso può avere una presenza visiva forte.

Ma possiamo cominciare a guardare quel vaso non soltanto come decorazione.

Ogni terrazzo curato senza eccessi chimici, ogni pianta scelta con attenzione, ogni fiore lasciato a disposizione degli insetti contribuisce a rendere la città un po' più permeabile alla vita.

Forse è questo il cambiamento di prospettiva più interessante: smettere di pensare che l'ambiente cominci sempre altrove.

Non comincia soltanto nei boschi, nelle riserve naturali o nei grandi progetti pubblici.

Comincia anche sul davanzale.

Comincia in un vaso.

A volte comincia da un seme di peperoncino ricevuto quasi per caso e messo nella terra senza sapere bene che cosa sarebbe successo.

Poi un mattino spunta qualcosa.

E improvvisamente quel piccolo ciuffo verde ci ricorda che la natura, quando trova uno spazio, prova ancora a entrare.
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