23 settembre, le lingue dei segni al centro: diritti, cultura e 75 anni di storia mondiale

di Nadidja

Oggi, 23 settembre, il mondo celebra la Giornata internazionale delle lingue dei segni, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sui diritti linguistici delle persone sorde e sul valore delle lingue dei segni come lingue a pieno titolo.

La data ricorda la fondazione a Roma, il 23 settembre 1951, della World Federation of the Deaf (WFD). Nel 2026 ricorrono quindi 75 anni dalla sua nascita.

Non una lingua universale, ma molte lingue

Non esiste un’unica lingua dei segni mondiale. Le lingue dei segni sono lingue naturali sviluppate nelle rispettive comunità, con grammatica, lessico e strutture proprie. In Italia viene utilizzata la Lingua dei Segni Italiana, LIS; altri Paesi e comunità utilizzano lingue differenti.

Questo dato aiuta a comprendere perché il tema non riguardi soltanto la disabilità, ma anche lingua, cultura e diritti.

Comunicazione significa partecipazione

Poter utilizzare la propria lingua incide sull’accesso all’istruzione, alla sanità, alla cultura, all’informazione, al lavoro e alla vita pubblica.

Una conferenza, uno spettacolo, una lezione o un servizio diventano realmente accessibili quando l’accessibilità viene progettata fin dall’inizio. Gli interpreti hanno un ruolo importante, insieme a sottotitoli accurati, tecnologie accessibili, buona visibilità degli ambienti e ascolto diretto delle esigenze delle persone sorde.

Una storia cominciata a Roma

Il legame dell’Italia con questa giornata è significativo. La World Federation of the Deaf fu fondata proprio a Roma il 23 settembre 1951. La risoluzione ONU che ha istituito la Giornata internazionale è del 2017 e la prima celebrazione si è svolta nel 2018.

Settantacinque anni dopo la nascita della WFD, quel punto di partenza romano appartiene ormai a una storia globale.

In Italia, il riconoscimento della LIS

Nel 2021 l’ordinamento italiano ha riconosciuto la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e la Lingua dei Segni Italiana Tattile (LIST).

Il riconoscimento giuridico non elimina automaticamente tutte le difficoltà: l’accessibilità concreta dipende dalla disponibilità di servizi, professionalità, tecnologie e risorse nei territori. Ma riconoscere una lingua significa anche riconoscere le persone che la utilizzano.

Guardarsi per comunicare

Le lingue dei segni ricordano a tutti che la comunicazione umana non passa soltanto dalla voce.

Mani, espressioni del viso, postura, movimento e spazio possono costruire significati complessi. In una comunicazione visiva contano perfino illuminazione, disposizione delle persone e possibilità di mantenere il contatto visivo.

L’accessibilità, quindi, non è soltanto tecnologia: è anche progettazione degli spazi e delle relazioni.

Una giornata che riguarda tutti

Questa ricorrenza pone una domanda semplice: quante persone possono davvero partecipare alla conversazione?

Inclusione non significa chiedere a tutti di comunicare nello stesso modo. Significa creare condizioni nelle quali modi differenti di comunicare possano avere pari dignità.

Nel settantacinquesimo anniversario della World Federation of the Deaf, vale la pena ricordarlo: una società diventa più accessibile quando crea lo spazio perché ciascuno possa esprimersi ed essere compreso.

Fonti di riferimento: Nazioni Unite — International Day of Sign Languages; World Federation of the Deaf; normativa italiana sul riconoscimento della LIS e della LIST.

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